L’Irlanda ha dominato il mercato del whisky per secoli, mentre oggi lo scotch si gode buona parte della popolarità.
Nel frattempo il dibattito su chi gli abbia dato i natali non si spegne.
Quindi, dove la scarsità di documenti storici è stata rattoppata da faziosi racconti folcloristici, e le contraddittorie informazioni in rete non sono d’aiuto, la lente dell’etimologia ci propone indizi alternativi sul caso.
Partiamo con ciò che è certo: il nome del distillato deriva da un termine gaelico. Sì, ma gaelico irlandese o scozzese?
Dall’aqua vitae medievale al gaelico: la nascita del nome
Questa storia inizia nei monasteri dell’Europa medievale, dove la tecnica della distillazione era largamente utilizzata per produrre profumi, medicinali e bevande a cui i latini avevano dato il nome di aqua vitae (acqua della vita).
Il termine si è poi adattato all’evolversi delle lingue europee, infiltrandosi nei vocabolari travestito da akvavit, eau de vie, acquavite… Tra questi c’è anche la parola whisky, derivata non direttamente dal latino ma filtrata attraverso il gaelico.
Qui inizia il difficile, perché il gaelico è la lingua originaria di Scozia e Irlanda – sebbene ormai soppiantata dall’inglese in gran parte delle due nazioni.
Quindi da quale dei due gaelici deriva il nostro caro moderno whisky?
Per fare chiarezza bisogna districarsi tra storia e leggenda.

“Uisce Beatha” e le prime testimonianze irlandesi (1200-1405)
Di attestato c’è che la diffusione dei distillati – e soprattutto i loro poteri inebrianti – non lasciò indifferenti i monaci delle isole britanniche, che iniziarono a sperimentarne di nuovi tipi a base di cereali: gli antenati del whisky.
Attorno al 1200, i monaci irlandesi avrebbero dato a tali distillati il nome uisce beatha, traducendo letteralmente dal latino al gaelico. La variante gaelica ha coesistito con quella latina per almeno altri 300 anni, e a prova di ciò c’è una delle testimonianze più antiche rinvenute nelle isole britanniche: gli Annali di Clonmacnoise, un elenco di eventi storici d’Irlanda e in particolare della zona circostante l’omonimo monastero. Tra le pagine, all’anno 1405, il cronista sbeffeggia il destino capitato a un capotribù locale «morto il giorno di Natale per un abuso di aqua vitae, per lui aqua mortis».

Il manoscritto originale è andato perduto e anche la sua più famosa traduzione in inglese del 1627. Ma nella libreria del Trinity College di Dublino (sede del famoso Book of Kells) è presente una copia.
Sebbene in molti ritengano che questa sia l’attestazione più antica, nella cattedrale di San Canizio a Kilkenny è esposto il Red Book of Ossory del 1324, dove è riportata una ricetta dell’aqua vitae.

Evoluzione fonetica: da uisce a whisky
Ora, se consideriamo che la «c» di uisce si pronuncia /k/, è facile notare la somiglianza con l’odierno nome inglese, il quale ha raggiunto l’attuale forma partendo da uskebeaghe nel ‘500, passando a usquebae a inizio ‘700 e whiskybae verso la fine del secolo.
Per chiudere il cerchio, il nome inglese ha influenzato a sua volta la lingua irlandese, che presenta oggi la variante fuisce.
La risposta scozzese: “uisge beatha” e la versione moderna del distillato
Su quali basi, quindi, la Scozia rivendica la maternità sul distillato?
Qui i nodi si infittiscono.

Le origini del gaelico scozzese sono nebulose, ma le teorie più accreditate vogliono che i gaeli irlandesi portarono la loro lingua nelle migrazioni in Scozia attorno al 5/600 a.d., e la variante locale iniziò a sviluppare differenze significanti dalla sorella solo a partire dal 13′ secolo. Proprio quando il nome gaelico del distillato iniziava a circolare.
Ma i primi distillati dei monaci irlandesi differivano dal whisky come lo conosciamo: erano insaporiti da spezie e non venivano fatti invecchiare – processo invece doveroso per la versione moderna. Non è quindi escluso che il whisky come lo conosciamo oggi sia stato inventato proprio in Scozia, e che l’inglese abbia preso in prestito il termine uisge beatha (con la «g») dal gaelico scozzese dei vicini del piano di sopra.
Ad alimentare questa tesi c’è il fatto che, contrariamente a quanto avviene in Irlanda, la pronuncia scozzese non omette la «u» iniziale. Se consideriamo che, nella storia, sono frequenti i casi di parole gaeliche anglicizzate a partire dal loro suono (come slogan da slaugh-ghairm o banshee da bean sídhe) è facile pensare che la fonte dell’attuale nome inglese sia da cercare nel gaelico scozzese.
Che gli inglesi avessero più familiarità col distillato scozzese, piuttosto che quello di oltremare, è riscontrabile anche nella prima attestazione in Scozia inerente al whisky. Parliamo degli Exchequer Rolls del 1494, cronache contabili posteriori alle prime fonti irlandesi, ma in cui si riporta la produzione di aquavitae, da parte di un monastero in Scozia, destinata al re inglese James IV in persona.

Da uisce/uisge a whiskey/whisky
Oggi il whisky scozzese è tra i più famosi e venduti, ma non è sempre stato così ed è ancora una sola lettera di differenza a raccontarlo. Si attesta che a cavallo tra i 19′ e il 20′ fosse il whisky irlandese quello più apprezzato e venduto al mondo (comprese Scozia e Inghilterra), tanto che, secondo le stime, occupava il 70% del mercato. Buona parte del restante 30%, però, era composta da imitazioni prodotte dalla concorrenza d’oltremare con materie e procedimenti meno costosi. Per differenziarsi dalle imitazioni meno pregiate, i produttori irlandesi iniziarono a scrivere whiskey con la «e» (di Eccellenza, come scherza qualcuno) sulle etichette.
Contrariamente al resto del mondo, anche negli Stati Uniti oggi è preferita la variante whiskey – probabilmente portata dagli immigrati irlandesi d’inizio ‘900; proprio come, circa 700 anni prima, avrebbero portato la parola uisce in Scozia.
Storia ed eredità
Bisogna quindi pensare che l’ideazione (o almeno il perfezionamento) del distillato sia da attribuire alla Scozia, nonché l’origine del termine con cui oggi è noto in tutto il mondo?
O che sia un’invenzione tutta irlandese, (come la stessa lingua da cui deriva il nome), e che secoli di conflitto col Regno Unito abbiano cancellato questa parte di Storia, rendendo il whisky come il figlio conteso di una coppia divorziata?
D’altronde, per gli irlandesi non è mai stato facile risolvere dispute coi vicini, basti pensare a quella che è considerata la prima distilleria con licenza al mondo: la Old Bushmills, produttrice di whiskey irlandese in quella parte d’Irlanda che oggi, però, è territorio britannico.

